Maria, colei che vede compiute in sé le promesse di Dio

Lettura breve: (Lc 1, 48-49. 54-55)
«D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome. […] Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza per sempre».

Meditazione:

Maria è una donna di preghiera, abituata a parlare spesso e a lungo con Dio. E Dio incontra Maria con la sua parola. Dal brano dell’Annunciazione (Lc 1, 26-38) apprendiamo che Maria, di fronte alla chiamata di Dio, non rimane indifferente, ma ascolta, apre il suo cuore, cerca anche di capire, ma poi si consegna al disegno di Dio: «Eccomi, sono la serva del Signore; avvenga a me secondo la tua parola» (Lc 1, 38). Maria si è sentita tutta di Dio, amata completamente, sua, e per questo ha potuto abbandonarsi totalmente a Lui. Maria sperimenta il suo Signore come Colui che trasforma la sua esistenza. In quell’istante ha già verificato tutta la potenza del suo Signore e lo riconosce come l’Onnipotente e arriva a dire nel Magnificat: «Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente» (Lc 1, 49).

Questo è un termine che ritroviamo già nei Padri. Infatti così l’hanno sperimentato proprio Abramo, Isacco e Giacobbe quando Dio ha stretto con loro un’alleanza carica di promesse, quando è entrato nella loro vita per iniziare una storia di salvezza estesa a tutti gli uomini. Dunque l’esperienza di Maria è anche l’esperienza di tutto il popolo d’Israele, un popolo che sente il suo Dio all’inizio della sua esistenza, lo percepisce inserito nella sua storia, pronto a entrare in alleanza con lui, vicinissimo.

E allora ecco che Maria canta: «…tutte le generazioni mi chiameranno beata»! Maria è beata non per il beneficio di essere l’unica speciale amata da Dio, o perché prescelta a diventare madre specialissima, non perché si fa accoglienza dell’Onnipotente, ma perché ha creduto nell’adempimento della Parola. Crede nella Parola, prima del suo realizzarsi. È la fede dei profeti che amano la Parola di Dio più ancora della sua attuazione. Per loro la Parola è più vera della sua attuazione. Tutto il popolo d’Israele muove le sue tende dietro a una Parola, non a una realtà. Credere con Maria non è ricercare segni di discernimento nella storia, ma è credere con lei nella promessa, perché Dio si è impegnato La promessa di Dio è il punto di forza per noi, perché Dio esaudisce sempre, non le nostre preghiere, ma le sue promesse.

Nel suo canto Maria usa i verbi dell’agire di Dio al “passato”: Dio ha spiegato, ha disperso, ha rovesciato, ha innalzato, ha ricolmato, ha rimandato (cfr Lc 1, 51-53). Sono verbi tutti “aoristi gnomici”, cioè rimandano al passato ma indicano ciò che Dio è solito fare. Le parole di Maria sono “memoria del futuro” (p. Ermes Ronchi). Non una storia che è passata, ma un’indicazione data da Maria che Dio sta per intervenire e dunque usa il verbo al passato perché il futuro di Dio è sicuro, com’è sicuro quello che è passato.

Ecco allora in quest’ultima parte del Magnificat (Lc 1, 54-55), Maria prende coscienza (anzi la fa prendere a noi che leggiamo) che le promesse fatte a Israele stanno trovando il loro compimento in Gesù, pienezza e compimento della salvezza promessa. Maria canta ciò che Dio ha operato in Lei e vede il suo canto sullo sfondo di una storia d’amore che si estende di generazione in generazione. Per noi una rivelazione di come agisce Dio nel costruire la storia di salvezza. Come logica conclusione del Magnificat, Maria proclama la fedeltà di Dio nel mantenere le sue promesse fatte da Dio ad Abramo e alla sua discendenza.

Il perno è la misericordia di Dio, Lui è il misericordioso! Tutto si svolge all’insegna dell’amore e della misericordia di Dio che abbraccia tutte le generazioni (cfr Lc 1, 50). Proprio in forza di questa misericordia immutabile che «si estende per mille generazioni» (Es 34, 5-7), cioè senza limiti di tempo e di spazio, Dio mantiene la sua promessa di salvezza fatta ad Abramo e alla sua discendenza: «Giuro su me stesso, oracolo del Signore: … io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare… Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra» (Gn 22, 16-18).

Il canto di Maria si chiude dunque con questa grande sintesi storica. Maria rappresenta il punto di arrivo delle promesse, il luogo dove esse si realizzano, la madre del Signore promesso che viene finalmente a visitare il suo popolo incarnandosi. È finito il tempo dell’attesa, il Regno di Dio è venuto per sempre, grazie alla sua obbedienza di fede. Il canto che era cominciato proclamando la grandezza di Dio che ha fatto cose grandi in Maria, ora termina dicendo che Dio continuerà a fare cose grandi per sempre al di là di ogni limite di spazio e di tempo, fino all’eternità. Così tutto l’intero Vangelo di Luca è racchiuso nella preghiera di lode che nasce da Maria, passa per Gesù e arriva ai discepoli, a noi!

fra Valerio Rivelli, ofm

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