La caverna: simbolo sponsale tra l’anima di Francesco e la sua parte più profonda

Vale la pena notare che tutte le grandi esperienze spirituali nella vita di san Francesco d’Assisi, dalla conversione alla vita evangelica fino alla stigmatizzazione alla Verna, hanno avuto bisogno di questa matrice cosmica per realizzarsi. Si sono svolte tutte nella profondità di una grotta o di una caverna. La prima di queste esperienze, la conversione, fu una gestazione drammatica, nel grembo della terra materna. Il giovane Francesco, che fino ad allora aveva vissuto alla superficie delle cose e di se stesso, nell’agitazione mondana e in progetti di gloria militare, all’improvviso scopre il vuoto della propria esistenza; comincia allora per lui una lenta immersione nelle profondità. Ma ascoltiamo quanto [Tommaso da] Celano riferisce dell’evento:

“Vi era ad Assisi un giovane, che gli era caro più degli altri. Poiché era suo coetaneo e l’amicizia e il mutuo affetto lo invitava a confidargli i suoi segreti, Francesco lo conduceva con se´ in posti solitari e adatti al raccoglimento, rivelandogli di aver scoperto un tesoro grande e prezioso. L’amico, esultante e incuriosito, accettava sempre volentieri l’invito di accompagnarlo.
Alla periferia della città c’era una grotta alla quale essi si recavano sovente, parlando del «tesoro». L’uomo di Dio, già santo per desiderio di esserlo, vi entrava lasciando fuori il compagno ad attenderlo e, pieno di nuovo insolito fervore, pregava il Padre suo in segreto. Gioiva che nessuno sapesse quanto faceva la` dentro e, celando saggiamente a fin di bene il meglio, solo a Dio chiedeva consiglio nel suo santo proposito.
Supplicava devotamente Dio eterno e vero di manifestargli la sua via e di insegnargli a realizzare il suo volere. Si svolgeva in lui una lotta tremenda, ne´ poteva darsi pace finché non avesse compiuto ciò che aveva deliberato. Mille pensieri l’assalivano e lo facevano molto soffrire con la loro insistenza.
Bruciava interiormente di fuoco divino e non riusciva a dissimulare esternamente il fervore della sua anima. Deplorava i suoi gravi peccati, le offese fatte agli occhi della divina maestà. Ormai le vanità del passato o del presente non avevano per lui più alcuna attrattiva, ma non si sentiva sicuro di saper resistere a quelle future. Si comprende perciò come, facendo ritorno al suo compagno, fosse tanto spossato da apparire diverso da come era entrato.
Un giorno finalmente, dopo aver implorato con tutto il cuore la misericordia divina, gli fu rivelato dal Signore come doveva comportarsi. E da allora fu ripieno di tanto gaudio che, non riuscendo a contenersi per la letizia, riversava, pur non volendo, qualcosa agli orecchi degli uomini.
Ma per il grande amore infusogli non poteva ormai tacere; parlava tuttavia in linguaggio enigmatico: cercava di esprimersi con gli altri nello stesso modo figurato con cui l’abbiamo visto discorrere, con l’amico preferito, di un tesoro nascosto. Diceva di rinunciare a partire per le Puglie, ma allo scopo di compiere magnanime imprese nella sua patria. Gli amici pensavano che avesse deciso di sposarsi e gli domandavano: «Vuoi forse prendere moglie, Francesco?». Egli rispondeva: «Prenderò la sposa più nobile e bella che abbiate mai vista, superiore a tutte le altre in bellezza e sapienza». E veramente sposa immacolata di Dio è la vera Religione che egli abbracciò e il tesoro nascosto è il regno dei cieli, che egli cercò così ardentemente. Bisognava davvero che si compisse pienamente la vocazione evangelica in colui che del Vangelo doveva essere il ministro nella fede e nella verità!”

(FF 329-331)

Nel racconto di Celano, ritroviamo tutti i temi caratteristici della simbologia della caverna: il tema del “tesoro grande e prezioso” che conferisce alla caverna una dimensione misteriosa e affascinante; il tema della profondità della caverna affrontate dall’eroe che vi penetra da solo; il tema del combattimento e della morte dell’eroe che rischia la vita nella traversata notturna: “Si svolgeva in lui una lotta tremenda […]. Si comprende perciò come, facendo ritorno al suo compagno, fosse tanto spossato da apparire diverso da come era entrato”. Si noti come, sotto l’immagine della caverna, di fatto il combattimento si svolge nell’anima stessa di Francesco. Le buie profondità affrontate dall’eroe, in realtà sono quelle della sua anima. Trovandosi alle prese con esse senza ancora poterle assumere, Francesco subisce una specie di agonia e, come scrive Celano, non “poteva darsi pace finché non avesse compiuto ciò che aveva deliberato”. E’ una lotta tra l’io superficiale e il disegno profondo che rappresenta il divenire reale dell’eroe, la sua vera vocazione: “Supplicava devotamente Dio eterno e vero di manifestargli la sua via e di insegnargli a realizzare il suo volere”. L’aspetto più notevole di tutto ciò è che, per venire alla luce, questo disegno spirituale ha bisogno che l’anima si immerga nella caverna con le sue tenebre.

[…] Il simbolismo della caverna trova infatti compimento nella rinascita dell’eroe. Questi scopre il “tesoro grande e prezioso”, riesce a strapparlo alle tenebre, lo prende e lo porta alla luce della coscienza.

[…] Il tema della fidanzata giunge infine come la perfetta conclusione dell’esperienza spirituale, esprimendo simbolicamente la nuova unione dell’anima con la sua parte più profonda, con il sacro che è in lei. Il simbolismo materno della caverna si muta in quello della fidanzata e della sposa. L’eroe che ha scoperto la sua piena vocazione, la assume totalmente. Questa fu la prima grande esperienza della terra madre fatta da Francesco.

 

(tratto da: E., Leclerc, I simboli dell’unione. Una lettura del Cantico delle Creature di san Francesco d’Assisi, Padova: Edizioni Messaggero, 2012, 154-7)

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