Maria, colei che riconosce l’amore gratuito di Dio

Lettura SAM_9262dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,26-33)
Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Il Magnificat è un canto di risposta ad un invito che Dio ha fatto a Maria: Rallegrati! A questa esclamazione lei resta turbata, ma l’arcangelo Gabriele la sprona a non temere perchè lei ha trovato grazia presso Dio, lei è la piena di grazia. Ma perchè Dio compie questo movimento? Cosa porta Dio a rivolgersi a noi? Ce lo spiega molto bene il beato Giovanni Duns Scoto, promotore del dogma dell’Immacolata Concezione:

In primo luogo, Dio ama se stesso; in secondo luogo, Dio ama se stesso negli altri; in terzo luogo, Dio vuole essere amato da un altro che lo possa amare sommamente, e parlo di un amore a lui estrinseco; e in quarto luogo, prevede l’unione della natura umana destinata ad amarlo sommamente” (RP III, d. 7, q. 4, n. 5; ed. minor n. 65-69)

Dio ha desiderio di incontrare Maria, ha desiderio di incontrare ciascuno di noi e la risposta a questo desiderio è il canto del Magnificat, il “salmo” della donna che genera vita. E’ un canto che rivela in filigrana la spiritualità dei poveri (gli anawim); essi, infatti, sono coloro che sono aperti all’irruzione della grazia. Maria è la donna della periferia: nasce in Palestina (periferia dell’Impero Romano), viene dalla Galilea (periferia d’Israele) e precisamente da Nazareth, è una donna e per lo più giovane (periferia sociale), … Tutto questo ci aiuta a comprendere che Dio, per entrare nel mondo, ha scelto la via della periferia, ha scelto il punto più basso, quello che a noi più fa ribrezzo affinchè nessuno si possa sentire escluso. Tutti ci possiamo riconoscere in lei e ci chiama a ripartire dalle nostre periferie. Il Magnificat è il canto marcato dall’umiltà che celebra la grazia di Dio che ha fatto irruzione in Maria. Questa grazia può trasparire solo dal nostro lasciarci stupire dall’azione divina, anche se quelle ferite, quelle periferie non sono tolte. Con questo canto la Vergine dà voce a tutte le creature redente; le sue parole non vengono da una fede granitica, ma dallo stupore.

L’anima mia magnifica il Signore,
e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore

E’ la massima dichiarazione di fede! L’anima e lo spirito sono i soggetti che magnificano ed esultano il Signore della vita.

L’anima è ciò che rende attivo e vivo l’uomo,ciò che lo rende partecipe a Dio: l’anima è TUTTO ME STESSO. Maria, con tutta se stessa, non solo riconosce la grandezza e la potenza di Dio, ma lo esalta come a Lui conviene: è l’intuizione più alta e profonda che la creatura umana può esprimere. Magnificare vuol dire “fare grande”, dare grandezza a Dio e questo lo si può fare solo se si lascia spazio al Signore. Dio è piccolo o grande a seconda dello spazio che gli diamo.

Lo spirito, invece, è il respiro, l’aria come veicolo di vita, è l’energia vitale dato da Dio con la creazione ed è assente negli idoli e nelle cose. Con lo spirito si esulta! Il verbo esultare è il verbo della danza, del salto di gioia del bambino raggiunto da una bella notizia. Mentre noi sentiamo Dio come un dito puntato, Maria lo sente come datore di vita: è questo che fa scaturire il canto e la gioia della Vergine! Lei è la piena di grazia non per il suo si, ma per il si che Dio ha detto a lei e che dice a noi ogni giorno.

Il Mistero che stiamo preparandoci a vivere in questo tempo di Avvento, l’Incarnazione, altro non è che una unione nuziale e la celebrazione della solennità dell’Immacolata non costituisce una parentesi, ma ne è parte fondamentale di questo cammino di attesa. S. Agostino bene lo esprime in questo modo:

Unione nuziale è quella tra il Verbo e la carne e il talamo di tale unione è il grembo della Vergine” (Enarr. in ps. 44,3).

Perchè ha guardato l’umiltà della sua serva

Dalla magnifica lode a Dio si plana su un piano più personale, quello di Maria. Questa espressione traduce un profondo senso creaturale nei confronti del Creatore. E’ come se Maria facesse una radiografia del suo essere: umile e serva. “Umile” viene da humus, terra, polvere, miseria. Tutti noi veniamo dalla terra e siamo creature dipendenti totalmente. Humus, cioè “nulla”, che si traduce con “serva”. Di fronte a questa consapevolezza, Maria si meraviglia di essere guardata: Il “nulla-di-essere” è guardata dal “Tutto-di-essere”. Il soggetto del guardare, grammaticalmente è Dio, ma a livello logico è Maria che è guardata, colei che prende coscienza di essere nulla e questo nulla le permette di accogliere il Tutto, di essere da Lui rimirata benevolmente.

Concludiamo con le parole di un altro santo, s. Ambrogio, il quale dice:

Sia in ciascuno l’anima di Maria a magnificare il Signore, sia in ciascuno lo spirito di Maria a esultare in Dio; se, secondo la carne, una sola è la madre di Cristo, secondo la fede tutte le anime generano Cristo; ognuna infatti accoglie in sé il Verbo di Dio… L’anima di Maria magnifica il Signore, e il suo spirito esulta in Dio, perché, consacrata con l’anima e con lo spirito al Padre e al Figlio, essa adora con devoto affetto un solo Dio, dal quale tutto proviene, e un solo Signore, in virtù del quale esistono tutte le cose
(Esposizione del Vangelo secondo Luca, 2, 26-27: SAEMO, XI, Milano-Roma 1978, p. 169).

Non dobbiamo portare Gesù solo nel cuore, ma dobbiamo portarlo al mondo, cosicché anche noi possiamo generare Cristo per i nostri tempi. Preghiamo Dio perché ci aiuti a magnificarlo con lo spirito e l’anima di Maria e a portare di nuovo Cristo al nostro mondo.

fra Luca Di Pasquale, OFM

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