La liturgia pasquale: la voce che si è riversata nel silenzio dell’Eremo delle Carceri

La Settimana Santa ci introduce a celebrare il cuore della nostra fede: il Triduo pasquale della passione, morte e risurrezione di Gesù, un’unica celebrazione che è iniziata il Giovedì Santo ed è terminata con la Pasqua del Signore risorto. È stato un tempo di grazia che qui all’Eremo delle Carceri abbiamo scelto di vivere intensificando i tempi di riflessione e di meditazione.

Con la Domenica delle Palme siamo entrati nella Settimana Santa: molti sono stati i fedeli accorsi per l’occasione e ognuno, con un ramo di ulivo in mano, ha voluto rivivere l’ingresso trionfale di Gesù Cristo a Gerusalemme, prima di ascoltare la solenne proclamazione della Passione secondo Matteo.

Il Mercoledì Santo la fraternità dell’Eremo delle Carceri si è unita alla Chiesa locale per la solenne Messa Crismale, presieduta dal Vescovo mons. Domenico Sorrentino nella cattedrale di S. Rufino; durante la celebrazione sono stati consacrati gli olii degli infermi, dei catecumeni e il crisma, che verranno usati per amministrare i sacramenti in questo anno. Siamo arrivati al Triduo pasquale, e ogni pellegrino che saliva al monte Subasio ha avuto la possibilità di respirare un clima differente dal solito: nel Santuario, nonostante le molte visite, c’era un silenzio orante che chiunque poteva avvertire. Alle 7.30 tutto il popolo di Dio era invitato a pregare con la fraternità nella cappella principale con l’Ufficio delle Letture e le Lodi; alle 9.15 un frate offriva una meditazione biblico-francescana per introdurre alla celebrazione pomeridiana; per il resto della mattina e del pomeriggio, fino alla celebrazione, si sostava in preghiera in cappella o nel bosco. Molti hanno colto la grazia di questi giorni santi anche per incontrare il Signore nel Sacramento della Riconciliazione.

Il Giovedì Santo la catechesi tenuta da fra Valerio Rivelli, vicario del convento, ha avuto per tema l’amore di Gesù Cristo, alla luce di Gv 13 (la lavanda dei piedi). Nel pomeriggio la celebrazione è stata presieduta da p. Lorenzo Di Giuseppe, guardiano, in un clima di grande raccoglimento. P. Lorenzo ha invitato i fedeli, durante l’omelia, a riscoprire la grandezza dell’amore con cui Gesù ci ha amati e il segno della lavanda dei piedi che abbiamo rivissuto ha mostrato anche la modalità da seguire: il servizio umile e concreto di chi ci è accanto; è stato quindi significativo compiere questo gesto su persone a noi vicine: frati, suore e alcuni ragazzi. Al termine della celebrazione ci siamo recati processionalmente alla Cappella della reposizione; molti fedeli hanno voluto sostare in adorazione dinanzi al Santissimo Sacramento, e alle 21.00, per un’ora, la fraternità ha animato la preghiera notturna con canti e meditazioni.

               

                

Col Venerdì Santo la gioia respirata il giorno precedente ha lasciato spazio ad un vuoto: la sofferenza di Dio che si è lasciato crocifiggere. Con la catechesi mattutina, fra Luca Di Pasquale ha invitato i presenti a riscoprire le proprie seti alla luce della sete che Cristo ha di noi (cf. Gv 19,28). Nel pomeriggio l’azione liturgica presieduta da p. Lorenzo si è svolta non più in cappella, bensì nel silenzio del bosco dove, dopo l’ascolto della proclamazione della Passione secondo Giovanni e la grande preghiera universale, i fedeli sono stati invitati ad unire le proprie croci al sacrificio di Cristo con il pregnante gesto dell’adorazione della croce. Terminata l’azione liturgica, la croce è stata esposta nella cappella  per la preghiera personale.

              

               

Siamo così entrati nel Sabato Santo, il tempo del silenzio e dell’attesa, tempo in cui Cristo scende negli inferi per salvarci, come ha ricordato p. Marco Freddi nella catechesi mattutina. Nel pomeriggio i preparativi per la Veglia pasquale hanno coinvolto tutta la fraternità e con noi anche un gruppo di volontari. Il timore del maltempo non ha ostacolato i vari servizi, e il Signore ci ha assistito anche in questo: al momento di iniziare la Veglia la pioggia battente è cessata, e siamo riusciti a celebrare la liturgia della luce nel chiostro esterno coi molti pellegrini che non si sono lasciati intimorire dalle avverse condizioni meteorologiche. Nel buio un grande fuoco ha iniziato ad illuminare l’ambiente e dalle sue fiamme, poi benedette, è stato acceso il cero pasquale, simbolo del Cristo Risorto che ha illuminato tutta la storia della salvezza, narrata con l’abbondanza della liturgia della Parola. Finalmente il canto del Gloria e dell’Alleluia hanno spalancato il tempo della gioia e della festa, culminata nella liturgia eucaristica presieduta da p. Marco. Conclusa la celebrazione, i festeggiamenti si sono prolungati con un momento di agape fraterna nell’antico refettorio di san Bernardino. Siamo così entrati nell’Ottava di Pasqua, otto giorni in cui sostare nell’unico grande giorno della Risurrezione, che quasi duemila anni or sono ha introdotto nel nostro tempo l’eternità di Dio.

               

               

Nei tre giorni del Triduo pasquale abbiamo assistito ad un crescente afflusso di fedeli che salivano all’Eremo in cerca di una più profonda intimità con quel Dio che si stava rivelando di nuovo nel suo donarsi totalmente a noi. Questo tempo ci offre così l’opportunità di tornare nelle nostre case, nella nostra quotidianità, nelle nostre croci, per dire nel nostro cuore: “Cristo è risorto!”.

Vi invitiamo a visitare anche la nostra pagina facebook “Santuario Eremo delle Carceri – Assisi” per scoprire altri dettagli. Buon tempo di Pasqua da tutta la fraternità dell’Eremo delle Carceri!

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