Una santità contagiosa: da san Francesco al beato Andrea Càccioli da Spello

Andrea Càccioli nacque a Spello (Perugia) il 30 novembre 1194 e fu ordinato sacerdote nel 1216. Conobbe san Francesco nel monastero delle Clarisse di Vallegloria. A ventinove anni vendette tutti i suoi beni per distribuirne il ricavato ai poveri. Fu accolto da san Francesco che volle dargli personalmente il povero saio. Dopo un periodo di predicazioni itineranti (si recò a Verona, Como, Crema, Padova, Reggio Emilia, Roma e anche in Francia) si ritirò nell’Eremo delle Carceri. Restava comunque un contemplativo e quindi si imponeva alcuni periodi di ritiro. Tra i luoghi preferiti vi era questo eremo presso Assisi dove si isolava in una delle grotte ancora presenti nel bosco. Durante le lunghe preghiere rimaneva assorto e per due volte ebbe il dono mistico singolare di stringere tra le braccia il Bambin Gesù.

«Verso la fine della sua vita, il beato Andrea ottenne di ritirarsi qualche tempo nel convento solitario delle Carceri presso Assisi, per attendere alla contemplazione, dove dal Signore fu favorito di apparizioni e grazie singolari. Un giorno che il Beato era in orazione nella sua cella, Gesù si degnò di apparirgli sotto forma di un fanciullo risplendente di bellezza. Era già lungo tempo che Gesù conversava col suo servo, ricolmandolo di carezze, quando ad un tratto sonò la campana che chiamava i religiosi a coro per il Vespro; e tosto Andrea, ricordandosi del dovere dell’obbedienza, lascia, senza minimamente esitare, il Salvatore, per andare ad unirsi ai confratelli. Terminato il Vespro, ritorna in cella e quale non è la sua gioia nel ritrovarvi il suo Ospite adorabile, che gli dice: ‘Tu hai fatto bene ad ubbidire così al primo cenno; ben presto io ti ricompenserò’».

(cf. L. Wadding, Annales Minorum, t. IV, n. 234, XI; Aureola serafica, s.d. 4 giugno)

In seguito si ritirò nel convento di Sant’Andrea a Spello, dove riuscì a riconciliare le fazioni opposte dei Guelfi e dei Ghibellini. Qui morì il 3 giugno 1254. Tra i molti miracoli compiuti, viene soprattutto ricordato come “il santo delle acque”, per i prodigi fatti in favore di contadini e monasteri contro la siccità. Il 25 luglio 1738 Clemente XII confermò il culto, ma dal 1360 era già venerato come compatrono di Spello.

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